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mercoledì 5 ottobre 2016

Spiritualità, le basi.


 
Foto gentilmente concessa da Simone Buffon - Copyright di Simone Buffon


E’ da un po’ di tempo che stavo pensando di scrivere qualcosa su questo argomento così complesso e intricato ma come per ogni mio articolo attendo conoscenze, esperienze, ispirazione.
In tanti hanno già trattato di questo  e se vorrete gradire vi offro la mia visione dell’argomento, nella piena libertà di espressione e di parola. Siate liberi di cogliere da questo scritto ciò che più bene può farvi nella vista.
La definizione di spiritualità che troviamo nei dizionari o più semplicemente anche su Wikipedia è:

“Termine che riguarda, a grandi linee tutto ciò che ha a che fare con lo spirito,
ha svariate accezioni ed interpretazioni (ecc.)”


Partiamo da qui.

Innanzitutto le basi tecniche: è necessaria una propria coscienza per provare l’esperienza della spiritualità e quindi di essere consapevoli della propria esistenza nell’Universo, questa è dunque una prerogativa dell’Uomo che ha così la capacità di rapportarsi con i suoi simili, la Natura e il Divino.

La coscienza del Sé è data da quell’energia che è l’Anima Umana, che interagendo con il cervello produce pensieri, parole, azioni. E’ grazie a questa che vi sto scrivendo, con il supporto non meno importante del mio spirito accompagnatore, (descritto in un vecchio articolo), che mi dona l’ispirazione.

Certo è che il mio cagnolino non prenderebbe mai in mano una penna per scrivere elucubrazioni sull’anima, pur donandomi sempre tanto affetto. L’Uomo ha questo aspetto con cui si confronta ogni giorno da quando arriva sulla Terra.

Spiritualità non è solo un termine ma un vero e proprio modo di affrontare la vita, i problemi, le gioie, i dolori, ed cresce con noi, lentamente.

Come già descrissi in precedenza (vedi link), non è necessariamente collegata ad una religione ma è collegata alla nostra Anima. Caro amico che leggi, se sei convinto di non avere un’anima mi dispiace per te ma sei in minoranza, prova chiederti quale processo biochimico ti ha portato a leggere il mio articolo fino adesso… E se la maggior parte delle persone nel mondo credono nell’esistenza di questa, o sbagliano tutti o qualcosa sotto sotto ci deve essere…

Ecco dunque la mia definizione, dalla quale partiremo per ragionamenti più complessi:

“La spiritualità è la capacità nonché prerogativa umana di avvalersi della propria Anima
come fonte di conoscenza per affrontare temi nel mondo tangibile e non.”

Grazie a questa capacità possiamo guardare il mondo in modi nuovi, possiamo cogliere l’essenza delle cose, accettare la possibilità che oltre quello che tocchiamo c’è di più e spostiamo la nostra ricerca anche nel mondo che la nostra vista non percepisce ma che il cuore sente, cercandone le relazioni non solo con la scienza ma anche con l’ausilio di questa nostra capacità intrinseca, permeata di religione o meno, con lo scopo di raggiungere un perfetto equilibrio.

 Annica
 
Ringrazio Simone Buffon per la bellissima foto concessa.

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lunedì 3 febbraio 2014

Enneagramma – Tipologia 1: Il Perfezionista



“Una cosa è meglio farla bene che farla a metà”

Cominciamo con l’illustrare il primo dei nove tipi dell’enneagramma.
Importante specificare che a seconda dello stato di carica energetica e della quantità e qualità degli elementi  (fuoco, aria, acqua, terra)  presenti nella persona  questo tipo psicologico assumerà diverse sfumature di temperamento, troveremo quindi:

-         
  1.  Il riformatore,
  2. Il saggio realista,
  3. La persona ragionevole,
  4. L’insegnante di  buoni  principi,
  5. L’idealista,
  6. La persona ordinata,
  7. Il perfezionista sentenzioso.
 
 
Noi ora andremo a descrivere le caratteristiche generali di questa tipologia che sono comuni a tutte queste varianti elencate.
In questo caso abbiamo di fronte un tipo saldo, sicuro di sé, corretto, onesto. È anche molto critico e puntiglioso verso gli altri ma in primis verso se stesso poiché è alla continua ricerca della perfezione. Si tratta di una persona piena di ideali e princìpi, moralmente eroico e nobile, coerente e perfetto nelle sue credenze. Organizzato, ordinato, tende a mantenere alti i suoi standard.
Egli desidera un mondo  ricco di verità, e di giustizia che continua a cercare proprio partendo da sé stesso, vorrebbe che gli altri si uniformassero al suo modo di vedere le cose.
Si sente superiore, valuta ogni situazione con molta attenzione e crede di essere sempre nel giusto.
Confronta, critica, giudica, ed è molto attento a quello che gli altri pensano di lui.
Se sono presenti dei conflitti interiori può diventare intollerante, fastidioso, ipercritico in caso di eccesso dell’elemento fuoco, ipocrita ossessivo in caso di eccesso dell’elemento aria e perfino un vendicatore punitivo in caso vi sia la combinazione dei due in eccesso.1

Le sue parole chiave sono “si deve” e “bisogna”.

mercoledì 15 gennaio 2014

L'Enneagramma delle 9 tipologie psicologiche



Quella dell'enneagramma è la teoria delle personalità più vecchia esistente, infatti non se ne conosce esattamente l'origine e nai secoli ha subìto l'influenza di culture diverse, è stata contaminata dalla cabala, dalla cultura ebraico-cristiana e, secondo alcuni anche dal buddismo.

Alcuni studiosi ne datano l'origine intorno  a 2000-3000 anni fa, per essi venne ideato tra l'India dell'est, la Persia e l'Asia cnetrale dove i maestri spirituali di quei popoli crearono questa sorta di mappa dell'anima prendendo spunto dalle religioni diffuse a quel tempo. Quando poi si impose il culto islamico quelle antiche conoscenze si fusero diventando patrimonio della filosofia Sufi, un movimento esotericoreligioso che circa nel 1000 d.C. sorse nelle regioni centro meridionali dell'Asia.

Il sufismo, dall'arabo al-tasawwuf (pratica purificatrice) si occupava della realtà interiore dell'individuo, con lo scopo di raggiungere stadi superiori di perfezionamento interiore. Questo movimento viene denominato ancora oggi nafsa-ffyyatalinsani-yat ossia "psicoantropologia".

Per procedere nel cammino spirituale i sufi ritenevano di non poter tralasciare un'analisi classificatoria delle caratteristiche spirituali che però veniva espressa con un linguaggio occulto, composto di enigmi, numeri, figure, quindi l'enneagramma si affermò come insegnamento esoterico.

Sin dagli inizi veniva tramandato oralmente da maestro a maestro e veniva insegnato in "sette", fino alla seconda metà del '900 quando approdò in occidente attraverso Georges Ivanovich Gurdjieff, studioso nato nel 1870 e morto nel 1949, dopo aver viaggiato per tutta l'Asia ed aver incontrato diversi maestri di varie culture e religioni. Egli però rimase colpito dai Sufi e Dervisci ed attraverso questi conobbe l'enneagramma. Egli non lasciò nessun scritto ma la sua interpretazione ci è oggi nota grazie alle opere del suo allievo P.D. Ouspenskij.

Gudjieff arrivò ad individuare 3 centri dell'essere umano, ossia 3 meccanismi autonomi d'azione che compongono la "meccanica umana", abbiamo quindi il centro intellettivo, emotivo, viscerale.

L'enneagramma divenne uno strumento psicologico nel 1970 grazie ad Oscar Ichazo e al suo allievo, lo psicoterapeuta Claudio Naranjo che tradusse l'enneagramma in una vera e propria tecnica di indagine psicologica.

L'enneagramma è una figura geometrica, lungo la circonferenza ci sono 9 punti distranti 40° l'uno dall'altro e ciascuno corrisponde ad un tipo psicologico. Le linee a un punto all'altro rappresentano le tappe del cammino evolutivo:

rispettare il copyright - Vania Boninsegna
 Nei prossimi articoli dipaneremo la matassa dell'enneagramma e descriveremo le caratteristiche di ogni tipologia psicologica, pregi, difetti, lezioni da imparare.


Annica


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martedì 5 novembre 2013

L'Assoluto

Un termine che indica il TUTTO ed allo stesso tempo il NIENTE, che non prevede classifiche, confronti, 
nemmeno la nostra immaginazione può arrivare a tanto nè il nostro intelletto capire.

Noi cerchiamo di visualizzarlo o immaginarlo come DIO, 
ma quello che arriva nella nostra mente non può essere e non è Assoluto.

Infatti 
"trascende ogni qualificazione ed ogni relazione umanamente concepibile"(Toshihiko Izutsu, Sufismo e Taoismo)

L'uomo non riesce a pensare o parlare di un qualcosa senza qualificarlo, 
limitandolo ad una forma ma l'Assoluto non ha alcuna relazione con nulla, 
è indeterminabile e quindi inconoscibile.

E' l'UNO, ma non l'unità della molteplicità nè l'uno opposto a molti.

Immutabile, indefinibile, inconoscibile, il Mistero dei Misteri.

Non è positivo o negativo, non è buono o cattivo benchè meno giusto o sbagliato.

Non ha limiti, non ha volto, non ha parola, nè luogo, nè tempo.

Dobbiamo capire che va oltre l'umana comprensione e non ha sentimento alcuno.

E', e basta.

Questo articolo non contiene immagini poichè non vi è immagine fisica dell'Assoluto.

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lunedì 30 luglio 2012

Vicini alla dimostrazione scientifica della Reincarnazione?

Inizio questo articolo con un video, si tratta dello studio del cervello, mente e coscienza nelle esperienze di premorte, e le differenze scoperte tra questi tre termini...




Nel video si dice che le esperienze di premorte dimostrano che cervello e coscienza sono due fenomeni ben distinti... il Dr. Fenwick mira ora a vedere se le persone in questo stato (premorte), riescono ad ottenere informazioni mentre non sono nel loro corpo, infatti coloro che hanno queste esperienze dicono di vedersi fuori...


Ora, in un mio precedente articolo ho descritto cos'è la Coscienza Umana, riporto un passo:


la coscienza è la parte responsabile dei pensieri e delle intenzioni che ci permette di considerare gli eventi, le persone e le cose attorno a noi, di deliberare e decidere quali sono le cose concepibili e le cose possibili, ci permette di arrivare a sapere. Possiamo dire che la Coscienza è responsabile della nostra Consapevolezza, possiamo dire che la nostra Consapevolezza è la conseguenza di come esercitiamo la nostra Coscienza.   
La coscienza intesa in questo modo è prerogativa esclusiva dell'Anima Umana




La Coscienza è quindi una funzione del Cervello, ma va ben oltre, infatti è una prerogativa esclusiva dell'ANIMA UMANA... La Coscienza è quindi un'interazione tra Anima Umana e Cervello come descrissi nell'articolo riguardante l'Anima Umana. Quello che ancora non arrivano a capire è semplicemente il fatto che non è la Coscienza ad esistere dopo la morte, in quanto funzione strettamente collegata al cervello e manifestazione di un'interazione ma è appunto l'Anima Umana! 


mercoledì 7 settembre 2011

La Coscienza Umana



Cos'è la coscienza? In cosa consiste e come si manifesta? 

Beh innanzitutto riportiamo quello che dice la scienza psichiatrica, la psicologia e l'etica a proposito di questo termine tanto discusso e tanto confuso:

"La coscienza è, in campo psichiatrico, una funzione psichica che comprende un elemento riflessivo, la consapevolezza del proprio essere e della propria realtà psichica e uno integrativo per cui le varie realtà psichiche (desideri, pensieri, idee, sentimenti, ecc.) di cui l'individuo è conscio in un dato momento sono vissuti e avvertiti come un tutto organico alla base dell'unità dell'individuo stesso, separate dal mondo esterno e che si evolvono nel tempo. La coscienza è uno stato di vigilanza, la capacità di percepire gli stimoli sensoriali e di portare avanti e controllare i processi del pensiero.

In psicologia, è lo stato o l'atto di essere consci. 

In ambito etico, con la parola coscienza intende la capacità di distinguere il bene e il male, per comportarsi di conseguenza." 

Tratto da da Wikipedia

La Coscienza è strettamente collegata alla Consapevolezza dell'Uomo, ma non sono la stessa cosa, mentre la consapevolezza è la presa di coscienza di un qualcosa, entrare in possesso di un sapere, la coscienza è la parte responsabile dei pensieri e delle intenzioni che ci permette di considerare gli eventi, le persone e le cose attorno a noi, di deliberare e decidere quali sono le cose concepibili e le cose possibili, ci permette di arrivare a sapere. Possiamo dire che la Coscienza è responsabile della nostra Consapevolezza, possiamo dire che la nostra Consapevolezza è la conseguenza di come esercitiamo la nostra Coscienza
La coscienza intesa in questo modo è prerogativa esclusiva dell'Anima Umana, e ha tre funzioni:
  1. Funzione psichica capace di intendere,definire e di separare l'Io dal mondo esterno;
  2. attribuisce lo stato vigile alla mente che è contrapposto alla "perdita di coscienza" che si ha nello svenimento, nel sonno o durante il coma (non tutti i coma);
  3. in ambito etico conferisce la capacità di distinzione tra bene e male.
La coscienza fa parte della Personalità di ognuno di noi ed è diversa a seconda dell'evoluzione spirituale di ognuno di noi, infatti, a seconda del nostro livello Spirituale dell'Anima Umana siamo più o meno dotati di coscienza. Diciamo che, più alto è il livello spirituale dell'Anima Umana e più essa prevarrà sulla parte animale dell'Uomo, quindi la capacità di distinguere bene il bene dal male viene con l'esperienza nella vita, quando si è sentito il male, la sofferenza si impara a conoscerlo ed a distinguerlo dalla gioia, la felicità. 

Le esperienze di vita (vedi "esperienze di vita e karma" in questo articolo) ci permettono di accrescere la nostra spiritualità, di accrescere la nostra coscienza e di conseguenza la nostra consapevolezza. 

Auguro Buona crescita a tutti...

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sabato 27 agosto 2011

Teoria della Reincarnazione - 2



Continua dall'articolo precedente: Teoria della Reincarnazione - 1


In premessa voglio ancora specificare che questa è una teoria, non si può dimostrare nè l'Anima nè Dio e quindi non si presta ad essere una verità assoluta, lascio ad ogni lettore che queste parole entrino nel suo cuore e lascio alla testa di ognuno il suo legittimo discernimento.

Esperienze di Vita e Karma - I Bimbi 


Una tra le cose più difficili da capire nel Karma è il perchè nascono bimbi morti, o che muoiono poche settimane o giorni dopo la nascita, con grande tristezza e sofferenza della famiglia che lo ha amato da subito, o non si capisce che Karma dovrebbero scontare anche bimbi abbandonati nei cassonetti dell'immondizia, a morire di stenti, o bimbi di pochi anni che muoiono di malattie rare o in incidenti. Per l'Uomo risulta difficile capire il perchè una creatura così innocente e pura debba morire. 


Nel disegno divino c'è il perchè preciso di ogni cosa, ogni Anima Umana che scende sulla Terra ha il suo percorso da fare e consiste in lezioni di vita da imparare, anche l'anima di un bimbo che arriva ha qualcosa da imparare, anche quella che arriva sapendo che dopo sarebbe dovuta tornare. Come spiegato nell'articolo precedente, l'Anima Umana quando si incarna si trova a dover fare i conti con la parte Animale che deriva dal corpo fisico, di conseguenza paure, non accettazione ecc.. 
Quando si incarna in un bimbo che dovrà morire a pochi giorni dalla nascita si trova nella situazione, quando si è incarnata, di dover accettare che non potrà fare una vita intera con le gioie ed opportunità che comporterebbe, quando interviene la parte animale subentra la frustrazione del non poter vivere, una cosa che dovrà accettare prima di morire o sarà un conflitto non risolto, ma non solo, quest'anima deve accettare che perderà quella famiglia prima di potersela godere, queste sono prove molto dure. Il bambino fragile dalla nascita, lo sente che qualcosa in lui non va e che sta per morire, dovrà superare la paura di morire, altra prova difficilissima. Probabilmente le anime che si incarnano in questi casi sono tra le più evolute spiritualmente poichè le prove "karmiche" da superare sono più difficili quanto più il percorso è avanzato. 
Se il bimbo viene ucciso da un familiare (vedi abbandono nei cassonetti) dovrà inoltre accettare di essere stato ucciso dalla famiglia, deve superare il conflitto di abbandono che si crea in lui, dovrà accettare che la persona che l'ha tradito ha anch'essa il suo cammino evolutivo, sono consapevole che sembra crudele da leggere questo ma l'unica cosa che può fare è accettare, perdonare poichè odio chiama odio e il suo cammino spirituale si bloccherebbe con la conseguenza che dovrebbe probabilmente ripetere l'esperienza di sofferenza fino a capire.


Per quanto riguarda i casi di incidente, il bimbo ha pochissimo tempo per rendersi conto di quello che gli sta accadendo, a volte non se ne rende conto, in questi casi l'anima che è discesa in quel bimbo probabilmente aveva uno scopo diverso ancora, nei confronti dei genitori, ma comunque sia l'anima che scende ha un suo scopo di crescita personale, potrebbe aver avuto bisogno di reincarnarsi per superare un conflitto in quel tempo che si è prefissata di vivere, che siano uno, due, tre o 10 anni.


Esperienze di Vita e Karma - Le famiglie di questi bimbi


Quando muore un figlio è una grande e durissima prova anche per il resto della famiglia, mamma, papà, fratelli, sorelle, nonni, zii.


La mamma che lo ha portato in grembo 9 mesi ha un legame particolare ed unico col suo bimbo, lei dovrà accettarne la perdita e dovrà accettare il fatto che "suo figlio non è suo", ma è le viene prestato per crescere e per crescerlo finchè le è permesso dagli eventi e dallo stesso figlio. Per lei e per il papà è importante capire che il loro figlio ha un'anima che sta evolvendosi come la loro. La perdita di un figlio, per una madre ed un padre è una prova tra le più atroci da superare, ma necessaria è l'accettazione. Se non accettano soffrono continuamente per il resto della vita, senza avanzare nell'evoluzione spirituale e con il rischio che facciano un'altra vita con le stesse sofferenze perchè non hanno imparato e capito nella vita di prima. E' difficile e dura, ma questa è una vita effimera, una delle tante opportunità che ci siamo scelti per crescere, cogliamola. Anche sorelle e fratelli devono accettare la perdita, la possibilità di condivisione con questo fratello/sorella che non si sono potuti godere o che si son goduti per poco e lo stesso vale anche per nonni, zii. Quel bimbo non vorrebbe che la sua famiglia soffrisse così...


Un abbraccio


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venerdì 26 agosto 2011

Teoria della Reincarnazione - 1

Come avete avuto modo di leggere nel mio articolo precedente con questo post che vado a creare voglio dare una definizione sulla Reincarnazione e sulle sue dinamiche per quanto mi è possibile, spero abbiate letto anche tutto il documento che ha fatto scaturire in me la voglia di creare questo articolo, perchè il mio ragionamento parte dalle definizioni che danno le varie religioni di reincarnazione, piene di falle ed adattamenti.


Breve riassunto di come è vista la Reincarnazione nell'Induismo, da dove è appunto apparso per la prima volta tale concetto (cito dal documento in questione):


"La forma classica della dottrina della reincarnazione fu formulata in India, ma certamente non prima del 9° secolo a.C., quando gli scritti brahmani furono composti. Quando le Upanihad (tra il 7° e il 5° secolo a.C) ebbero definito chiaramente il concetto, esso fu adottato dalle altre grandi religioni orientali che ebbero origine in India, il Buddismo e il Giainismo. In seguito alla diffusione del Buddismo, la reincarnazione fu poi adottata dal Taoismo cinese, ma non prima del 3° secolo a.C."


Nell'Induismo:  "...come si evince ad esempio dall'esegesi del rituale funerario -si credeva che l'uomo continuava ad esistere dopo la morte come persona completa. Tra l'Uomo e gli dèi esisteva un distinzione assoluta, come in tutte le altre religioni politeistiche del mondo. Siamo piuttosto lontani dal concetto di una fusione impersonale con la fonte di tutta l'esistenza, che troviamo più tardi negli Upanishad. Troviamo poi Yama, il dio della morte (menzionato anche nei testi sacri buddisti e taoisti), che regnava sulle anime dei defunti (...) La giustizia divina era amministrata dagli dèi Yama, Soma e Idra (...) avevano il potere di gettare i malvagi in una buia prigione eterna(...) La premessa per l'ottenimento per l'ottenimento di una ricompensa per le proprie azioni in una nuova esistenza terrena (invece di una celeste) apparve negli scritti brahmani (9° secolo a.C.). In essi si affermava una limitata immortalità celeste, che dipendeva dalle opere e dalla qualità dei sacrifici fatti durante la vita. Dopo aver raccolto la ricompensa per queste cose, l'uomo doveva affrontare un'altra morte nel regno celeste (punarmrityu) e quindi ritornare all'esistenza terrena.


Gli Upanishad furono i primi scritti in cui si spostò il luogo della "seconda morte" dal cielo alla terra, identificandone la giusta soluzione con la conoscenza dell'identità atman-Brahman. L'ignoranza della propria individualità (atman o purusha) mette in azione il karma, la legge di causa ed effetto della spiritualità orientale (...) Secondo come si agisce, secondo come ci si comporta, così si diventa. Chi fa bene diventa bene. Chi fa male diventa male. Si diventa virtuosi con le azioni virtuose, malvagi con le azioni malvage (Brihadaranyaka Upanishad 4, 4, 5). La reincarnazione (samsara) è la via pratica con cui si raccoglie il frutto delle proprie azioni. Pertanto l'individuo è obbligato a entrare in una nuova esistenza materiale finchè tutto il debito karmico che ha accumulato è pagato (Shvetashvatara Upanishad 5, 11). Gli Upanishad giungono a considerare il destino finale dell'uomo come una fusione impersonale tra atman e Brahman, raggiungibile esclusivamente tramite la conoscenza esoterica. In questo nuovo contesto, il karma e la reincarnazione sono gli elementi chiave che segneranno da ora in poi ogni particolare sviluppo dell'Induismo."





Bene, riportato questo parto col dare la definizione della Reincarnazione come non l'avete mai letta prima, in premessa devo dire che questa è una teoria, condivisibile o meno, non si presta ad essere parola assoluta:


Innanzitutto è essenziale dire che la parte che si reincarna nell'Uomo è l'Anima Umana, quella parte che determina la Consapevolezza, la coscienza, una parte del subconscio, nonchè la personalità dello stesso, quella parte di energia che interagendo col cervello dà l'Ego della moderna psicologia.

L'Anima Umana conserva anche le memorie delle vite precedenti, la memoria infatti non è da situarsi nel cervello ma bensì nell'Anima, un esempio per far capire questo ce l'abbiamo appunto con il sonnambulismo notturno, dove la persona compie azioni che al mattino non ricorda, infatti durante il sonno l'Anima Umana esce mentre rimane a mantenere le funzionalità di base l'Anima Animale, durante la fase del sonno in certe occasioni può avvenire una forma di possessione spirituale che si manifesta appunto come sonnambulismo, la memoria di quei momenti dovrebbe restare nel cervello se fosse situata appunto nel cervello, ma così non è, infatti il cervello è un "traduttore di onde" dell'Anima e non immagazzina dati, ma quando serve li coglie dall'Anima e li traduce.


L'Anima Umana deriva dall'elemento Luce, l'elemento di cui sono costituiti gli Angeli, ma, diminuisce il suo livello energetico per entrare nel corpo fisico e fare esperienze di vita terrena. Possiamo paragonare l'Anima Umana ad una sorta di Angelo caduto sulla Terra (non i riferisco a termini biblici o quant'altro attenzione), che, mediante le esperienze di vita deve innalzare il suo livello energetico per tornare alla Luce. 


Esperienze di Vita e Karma


Quando l'Anima Umana entra nel corpo fisico subentra l'attività cosciente e si cominciano a sentire bisogni nuovi, come il bisogno di nutrirsi, di procreare, di riposare il corpo, di un riparo, di amore, tutti bisogni collegati alla parte fisica, ed è quì che subentrano i problemi comuni dell'Uomo:


RABBIA PER MANCANZA D'AMORE, PAURA DELL'ABBANDONO, TRISTEZZA, FAME...


Lo scopo dell'Anima Umana è imparare a controllare gli istinti animali sviluppando l'amore incondizionato, l'indipendenza dal prossimo. Lezioni di Vita dove l'Anima Umana deve vincere sulla parte animalesca ed egoistica. Il Dare senza chiedere in cambio. 


Il Karma non consiste nel fatto che come si agisce si diventa, come dice l'Upanishad, se un uomo uccide un altro uomo non è detto che nella vita successiva diventi di nuovo un assassino o che ci si reincarna in una persona che sarà assassinata... spiego cosa accade invece in questo caso:


Un assassino nella sua vita può pentirsi (parlo di pentimento interno, vero) del suo atto, chiedere perdono, avrebbe quindi capito, non avrebbe bisogno di reincarnarsi in un assassino poichè ha capito ed imparato a dominare la parte animale che possiede, ci sarebbe un'evoluzione spirituale in questo caso, nonostante l'atto avanzerebbe nella sua evoluzione spirituale, chi non lo perdonerebbe sono solo coloro a cui ha fatto del male in Terra, nonostante lui si sia pentito, ma questa è un'altra lezione di vita, non dell'assassino ma loro appunto, il perdonare, se non imparano a perdonare la loro evoluzione spirituale di certo non procede poichè hanno lasciato vincere la loro parte animale, il dolore purtroppo porta a questo. Non intendo giustificare l'assassino anzi, lui in vita è già punito (prigione, viene visto come mostro dalla gente, potrebbe aver paura anche di ritorsioni su di lui, a livello di coscienza poi non ne parliamo...) ma far capire qual è il punto focale del karma in un caso del genere.


Se questo assassino invece non si pente la sua evoluzione spirituale di certo non avanza, deve infatti capire l'errore, che la vita del prossimo è importante quanto la sua, che siamo Unici, imparare a chiedere perdono, il suo Karma probabilmente lo farà rinascere come una persona che viene uccisa, così capisce cosa si prova, oppure potrebbe rinascere assassino ancora, in un altro contesto con una parte animale diversa che magari gli permette di capire finalmente. Quando la sua Anima Umana impara a controllare quella animale capirà, e non importa quante vite ci vorranno... Il ragionamento che faccio va oltre la sofferenza che egli causa, infatti, in altre vite ognuno di noi potrebbe essere stato al suo posto, quindi, se chiedessimo perdono, non ci piacerebbe essere perdonati?


Una cosa è certa, di sicuro non si torna indietro, quello che si è imparato e capito rimane registrato e si va sempre avanti. Indietro no di certo, il percorso fio a quel punto è stato fatto.

Continua... 

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La Reincarnazione secondo la Storia e la Bibbia



Grazie ad un amico ho avuto il piacere e modo di imbattermi su uno studio della Reincarnazione molto dettagliato, complesso ed articolato fatto da un certo E. Valea, questo è un sito di impronta religiosa cristiana. In questo studio, molto interessante da leggere si va a smontare quella che viene chiamata "dottrina della reincarnazione", portando anche degli esempi, secondo questi esempi, si tratta di possessioni diaboliche o fenomeni di schizofrenia e sdoppiamento della personalità.


Ora, come descritto appunto in questo studio, la reincarnazione è un concetto non antichissimo ma risalente al nono secolo a.C. e appare molto confuso secondo Induismo, Buddismo, Taoismo eccetera, si vede palesemente che c'è un continuo adattamento per una cosa che non si sapeva spiegare, il ragionamento fatto dopo è molto coerente secondo le definizioni confusionarie di reincarnazione che si trovano nelle varie culture.


Ma, non perchè una cosa è descritta male o in maniera erronea non esiste per forza,
è come dire che Dio non esiste in base a contraddizioni ed errori che si sono trovati nella Bibbia 
(che si presume sia stata scritta sotto "Ispirazione Divina") 
vedi gli studi di Alessio ed Alessandro De Angelis (dal loro libro "Oltre la mente di Dio").

E' dunque per questo motivo che creo questo articolo ed il prossimo, dove voglio spiegare la Reincarnazione, questa descrizione non la troverete sui Veda, o su qualsiasi altro testo antico, questa è la teoria della Reincarnazione secondo me, come la leggerete vedrete che poggia su un ragionamento lineare e logico, senza "adattamenti". D'altronde il credere in Dio si basa su un atto di Fede come il credere che esiste la reincarnazione, ma per come la vedo io, non è solo un atto di Fede ma è sentirlo dentro di noi, credere perchè già fa parte di noi.

Quindi Buona lettura...

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venerdì 5 agosto 2011

Le tre parti psicospirituali Umane - 2) L'Ego, La Consapevolezza

 Secondo la psicologia classica, più precisamente secondo Freud l'Ego viene così definito:


egli considerava l'Io/Ego come un'istanza psichica, 
vale a dire una struttura organizzatrice che ha il compito 
di mediare pulsioni ed esigenze sociali, rappresentate da altre due istanze 
in conflitto fra loro (l'Es e il Super Io)
In psicoanalisi l'Io corrisponde all'Ego, dal momento che è la traduzione italiana del termine latino usato da Freud. L'Io gestisce i meccanismi di difesa
dei processi psichici deputati alla protezione dell'Io rispetto ad esperienze pulsionali 
troppo intense o ad altre esperienze minacciose. Alcuni esempi di meccanismi di difesa sono: rimozionesublimazioneformazione reattivascissioneproiezione

da Wikipedia:

In psicologia, l’Io rappresenta una struttura psichica - organizzata e relativamente stabile - deputata al contatto ed ai rapporti con la realtà, sia interna che esterna.
L’Io organizza e gestisce gli stimoli ambientali, le relazioni oggettuali ed è il principale mediatore della consapevolezza.
Si può immaginare l’Io come il gestore centrale di tutte le attività psichiche, che rivolge verso sé stesso e verso l’ambiente esterno generando, appunto, la consapevolezza propria e della realtà. 
Mentre il  enuclea la persona nella sua totalità rispetto all’ambiente, l’Io, inscritto nel Sé, è la struttura che percepisce sé stessa ed entra in relazione con altre persone (con il "loro" Io), distinguendole come "non-Io". 
Non è corretto assimilare l’Io all’Ego, come si è talvolta fatto per semplice traduzione linguistica. Va specificato che l’Ego corrisponde ad una forma primordiale di Io, così come la si può notare nel bambino, orientato all’affermazione di sé ed al potere.



L'Io è quella parte della psiche che contraddistingue l'Uomo da tutto il regno animale e deriva puramente dall'interazione tra l'Anima Umana ed il cervello:
ANIMA UMANA x CERVELLO = EGO/IO
L'anima Umana è l'aspetto più puro e sottile dell'esistenza dell'Uomo ed è il principio che caratterizza l'evoluzione dell'individuo. Il princìpio separativo Ego è un riflesso limitato di questa grande energia. L'Anima Umana è quella parte dell'animo Umano che nella Cabala viene definita come Neshamah, ossia il Sè superiore. Da essa deriva l'intelletto mentale e permette all'Uomo di godere della Vita dopo la morte, l'aldilà, è anche la parte che ci pemette la consapevolezza dell'esistenza e della presenza di Dio.

Questa parte dell'anima è immortale e migra da una vita all'altra dove l'Uomo si ritrova a vivere le esperienze che essa registra facendone un bagaglio di conoscenze. Il fatto che non ci si ricorda delle vite precedenti rende l'idea della distanza che si crea ogni volta tra la percezione che l'uomo ha di sè stesso durante la vita (Ego) e la sua vera natura (Anima)
Il Sè invece è lo scopo della vita, il fine per il quale l'uomo continua a lottare e che raramente raggiunge.
L'Anima Umana conferisce quindi Consapevolezza, coscienza, conoscenza  e deriva dall'elemento Luce che costituisce gli Angeli, possiamo definire l'Anima Umana come un angelo in grado di incarnarsi, abbassando così la loro vibrazione, come una "caduta".
La vita serve per innalzare questa frequenza e riportare quest'Angelo all'originale splendore, per fare questo servono più esperienze di vita, più vite ed è quindi necessaria la reincarnazione.
Durante la Vita l'Anima Umana deve continuamente mediare tra gli istinti derivanti dall'ES, il rigore del Super Ego (che vedremo in un altro articolo) e le spinte del mondo esterno, Freud  definiva scherzosamente l'Ego come "servo di tre tiranni".


L'Anima Umana conferisce all'Uomo la sua Personalità, ossia quell'insieme di caratteristiche psichiche e modalità comportamentali  che lo definiscono, e non è il carattere ma bensì la parte che caratterizza la persona nel suo carattere e nella sua tipologia, infatti il carattere si può descrivere come quello della volpe (furbo) o feroce come una tigre e mentre quest'ultimo è attribuibile sia agli animali che all'Uomo, la Personalità è presente solo nell'Uomo.

Infine, L'Anima Umana rende l'Uomo autoconsapevole, consapevole della propria autenticità ed unicità, delle proprie riflessioni. 
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