martedì 27 dicembre 2011

Realtà Matematica sulla situazione "Biocarburanti"

Ritengo interessante linkare questo articolo, che suggerisco di leggere attentamente, riguarda quello che sta accadendo oggi e che si ripercuoterà nel nostro futuro, alla fine farò una considerazione con un breve ma illuminante calcolo....


Crisi economica e assalto alle terre africane

Oltre 40 milioni di ettari di terreno è stata acquisita nei paesi in via di sviluppo per la produzione di biocarburanti negli ultimi dieci anni. Questo è quanto segnala un nuovo studio pubblicato dalla International Land Coalition.

La ricerca ha esaminato esclusivamente grandi acquisizioni di terre tra il 2000 e il 2010. Ammontano a 200 milioni di ettari di terreno, di cui gli autori sono stati in grado di discernere l'intento per 71 milioni di ettari.

Sorprendentemente il rapporto, intitolato “Land Rights and the Rush for Land: Findings of the Global Commercial Pressures on Land Research Project” (diritto fondiario e assalto alla terra: I risultati delle pressioni commerciali globali sul progetto di ricerca della terra), ha rilevato che la produzione di cibo è stato solo al centro di meno di un quinto della quantità di terre. Quasi il 60 per cento era destinata ai biocarburanti.

Il rapporto dice che mentre i grandi investimenti in agricoltura possono portare benefici ", essi hanno maggiori probabilità di causare problemi per i membri più poveri della società, che spesso perdono l'accesso alla terra e alle risorse che sono essenziali per il loro sostentamento."

Il motivo? I poveri rurali spesso non hanno diritti sulla terra che tradizionalmente utilizzano. Inoltre, i benefici che si traggono dalla terra di solito vanno verso le élite locali.

La competizione per la terra sta diventando sempre più globale e sempre più diseguale. Il controllo debole, la corruzione e la mancanza di trasparenza nel processo decisionale, che sono caratteristiche fondamentali dell'ambiente tipico in cui le aquisizioni di terra su grande scala avvengono, significano difficile guadagno e pochi benefici.

"Se per i governi proprietari del terreno, è facile affittare grandi spazi per gli investitori, i benefici per le comunità locali o i tesori nazionali sono spesso minime", ha aggiunto il co-autore dello studio Lorenzo Cotula
dell' International Institute for Environment and Development. "Ciò evidenzia la necessità per le comunità povere ad avere forti diritti sulla terra dove hanno vissuto per generazioni."

Il rapporto osserva che, mentre gli accordi commerciali internazionali assicurano la protezione legale ai grandi investitori, ci sono poche protezioni per i piccoli utenti di terra, che possono permettersi raramente la rappresentanza legale. Inoltre i governi di solito favoriscono le aziende di grandi dimensioni all'agricoltura industriale su piccola scala.

Land Rights and the Rush for Land afferma che, sebbene la "spoliazione ed emarginazione dei poveri delle campagne non è una novità", l'assalto alle terre sta accelerando, rendendo il problema peggiore.

L'esempio delle aziende indiane che si avventurano all'estero è un indicatore del nuovo status economico dell'India. Ma poco si sa su come queste aziende stanno flettendo i muscoli imperalistic nei paesi più poveri, afferrando la terra e dando poco in cambio. Un rapporto di "India’s Role in the New Global Farmland Grab" del ricercatore Rick Rowden mette avanti queste atrocità che sono tipiche dei paesi colonialisti del secolo scorso, e che l'India addita come mostruosità.

Nel land grabbing (accaparratori di terra) l'India gareggia in una guerra senza sconti  con Cina, Arabia Saudita, Kuwait, Corea
del Sud e l'Unione europea, per l'acquisizione di terreni di proprietà in Africa a prezzi stracciati,  danneggiando l'ambiente ed esportando cibo... mentre i locali continuano a morire di fame.

L'origine di questa pratica malsana può essere fatta risalire alla crisi alimentare del 2008, quando i paesi ricchi sono stati costretti a confrontarsi con la realtà di quanto sia fragile lo scenario alimentare mondiale specie per coloro che non hanno sufficiente terra coltivabile. Per garantire un controllo più diretto sul cibo, questi paesi hanno iniziato l'acquisizione di terra nei paesi più poveri dell'Africa e la spedizione a casa loro dei prodotti. Una pratica ormai ricorrente avallata in un certo senso anche dalla Banca Mondiale.

Ma con la crisi economica che scalpita i capitali della finanza mondiale non si possono fermare (hedge fund, fondi pensione), e hanno bisogno di nuove prede, di nuovi tavoli da gioco. E la povera Africa fa gola a molti e poi nel continente nero  si gioca quasi senza grossi rischi... Ma come disse John Belushi: "Quando il gioco si fa duroi duri cominciano a giocare!"

Tra qualche decina di anni l'Africa conterà oltre due miliardi di persone, più di Cina e India messe assieme... allora sì che il gioco si farà davvero interessante!


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Bene, senza andare tanto oltre, senza guardare i due miliardi di persone che conterà tra dieci anni l'Africa od altro, restiamo nella nostra piccola Italia, facciamo un breve conticino su costi e quantità di biocarburante in un anno...

Abitanti totali nel nostro bel Paese: 61.000.000
Togliamo 10.000.000 di persone che non hanno auto o sono anziani o sono bambini e non possono avere un'auto, totale corretto: 51.000.000
Ipotizziamo una media di 3 persone per famiglia, totale famiglie: 17.000.000
Ipotizziamo una media di 2 auto a famiglia: 34.000.000 di auto da rifornire
Ipotesi di consumo al mese medio di carburante: 60 litri
Totale litri annui per un'auto: 720 litri
Totale litri annui per tutte le auto italiane da rifornire: 24.480.000.000


Un ettaro di biocoltura ipotizziamo renda 3 tonnellate all'anno,
3 tonnellate sono 3000 litri di acqua ma il biocarburante è olio, ha un peso specifico inferiore, quindi ipotizziamo abbia peso specifico 0,92 (ton/mc).


Quindi 3 ton / 0,92 = 3260 litri di biocarburante per ettaro all'anno


Estensione dell'Italia:  301.340 Km quadrati
Sapendo che 1 ha (ettaro) equivale a 0,01 Km quadrati 


l'estensione dell'Italia è pari a 30104 ha...


30104 ettari italiani *3260 litri = 98.236.840 litri all'anno di biocarburante made in Italy eheh


(98.236.840 / 24.480.000.000)*100 =

0,40129 % del fabbisogno Italiano

Contando di coprire di colture atte allo scopo tutto il territorio Italiano!!
E noi cosa mangiamo? 

E ho fatto solo l'esempio della piccola Italia... figuriamoci il resto del mondo... non ci voglio pensare. Risulta chiaro che il progetto Biocarburante è utopistico da solo, non si potranno mai coprire tutti i territori del mondo per questo ma risulta essenziale integrare con altri sistemi.


La matematica non mente... MAI.

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Purtroppo è un gran casino... e chi compra tutte queste terre... è chi ha soldi ed indovinate un po'? sono le Banche...







Africa: gli speculatori all’attacco della terra

Un rapporto dell’Oakland Institute lancia una pesante accusa contro banche e fondi d’investimento: comprano terreni africani per speculare sul prezzo del cibo. Le colture vengono sostituite con campi di fiori da recidere o convertite a biocarburanti.
Se volete trovare risposta alla crescita dei prezzi dei beni alimentari dimenticate azioni, futures e strumenti finanziari derivati. In buona parte la ragione dell’impennata del costo dei cibo a livello globale (l’indice Fao è salito del 37% dall’inizio dell’anno) potrebbe essere stata determinata da qualcosa di molto più “concreto” - e preoccupante - che si è verificato negli ultimi anni. A spiegarlo è il think tank californiano Oakland Institute, che ha lanciato un duro atto d’accusa nei confronti dei “soliti noti”: i grandi finanzieri internazionali.
Sarebbe loro, infatti, la colpa della volatilità registrata nei prezzi alimentari negli ultimi mesi. A stupire, però, è il metodo utilizzato: una corsa smodata per aggiudicarsi ampi appezzamenti di terreni in Africa. Gli hedge funds e alcuni fondi pensione avrebbero in tal modo reso instabile la produzione agricola e, di conseguenza, i mercati.
«Le stesse compagnie finanziarie che hanno provocato la recessione globale, drogando la bolla sul real-estate attraverso operazioni ad alto rischio, ora si stanno comportando nello stesso modo con il cibo», ha spiegato Anuradha Mittal, direttore esecutivo dell’istituto americano. I dati, infatti, sembrano lasciare poco spazio alle interpretazioni: solamente nel 2009 - si legge in un rapporto pubblicato lo scorso giugno - 60 milioni di ettari (la stessa estensione di un Paese come la Francia) sono passati sotto il controllo di soggetti stranieri. Un vero e proprio boom: fino al 2008 non si era superata la cifra media di 4 milioni annui. “Si stima - prosegue il report - che affari di questo tipo stiano per essere presi in considerazione in almeno 20 Stati africani. Si tratta di business incredibili”.
Grandi affari per tutti
Nell’introduzione, firmata da Howard Buffett, presidente dell’omonima associazione umanitaria, si spiega quali siano i metodi utilizzati dai fondi speculativi, che spesso godono incredibilmente dell’appoggio convinto delle istituzioni internazionali. «Solo pochi mesi fa - racconta Buffet - mi è stato personalmente offerto di investire in un affare del genere da un hedge fund, che mi ha spiegato di avere raggiunto un accordo con il governo locale. Quest’ultimo avrebbe fornito il 70% dei finanziamenti necessari e accordato un affitto di 98 anni. Il costo? Irrisorio: 2,91 dollari per acro all’anno. Un altro fondo mi ha promesso invece rendimenti tra il 15 e il 20%. Mentre i terreni agricoli negli Stati Uniti hanno garantito il 6% negli ultimi trent’anni».
Nel “business” si sono gettati in molti. Anche alcune compagnie indiane e cinesi. La fetta più grande, però, è andata ai gruppi occidentali controllati da ricchi privati americani o europei. E, soprattutto, ai fondi d’investimento hedge, spesso legati a colossi bancari come JPMorgan o Goldman Sachs. Ma la portata del fenomeno risulterebbe talmente vasta da aver coinvolto, di fatto, perfino alcune grandi università statunitensi, come Harvard, Spelman o Vanderbilt, che, avendo investito ingenti capitali in fondi come l’inglese Emergent, sono diventati proprietari di parte dei terreni.
Comunità locali derubate o raggirate
Un comportamento “scandaloso”, secondo l’Oakland Institute. «È ora di uscire da questi fondi e di investire in modi che siano in grado di costruire delle comunità, anziché devastarle», ha aggiunto Anuradha Mittal. Anche perché la maggior parte di tali investimenti sarebbe stata effettuata con metodi del tutto opachi, senza tenere in considerazione le esigenze delle popolazioni locali, dell’ambiente e minando in alcuni casi la stessa stabilità politica dei Paesi. I nuovi proprietari, infatti, spesso rimpiazzano le colture tradizionali con distese di coltivazioni per biocarburanti o di fiori da recidere. Il che ha prodotto una netta riduzione dell’offerta alimentare, con tutto ciò che questo comporta a livello internazionale. Un meccanismo speculativo tanto elementare quanto privo di scrupoli.
Ma non è tutto: alcune autorità africane (in Etiopia, Mali, Sierra Leone, Mozambico, Tanzania, e Sudan) avrebbero anche negoziato le vendite in modo del tutto superficiale. “Vengono ingaggiati agenti o coordinatori per identificare le terre oggetto delle speculazioni”, spiega il rapporto. E nei casi in cui la trattativa ha visto protagonisti direttamente i capi delle tribù locali, i fondi avrebbero spesso “pagato” con false promesse di posti di lavoro e di progresso. Mentre quando vengono corrisposti in contanti, i prezzi sono risultati stracciati: affitti da 2 dollari l’anno per ettaro in Sierra Leone e da 6,75 dollari in Etiopia. Mentre in Brasile o in Argentina sono necessari almeno 5 o 6 mila dollari per quote equivalenti di terreno.
«Nessuno può credere che questi investitori abbiano a cuore l’Africa. Questi accordi servono solo per far accumulare dollari a leader corrotti e a finanzieri stranieri», ha tuonato Obang Metho, della campagna Solidarity Movement for New Ethiopia, in un’intervista rilasciata alla CNN. Da parte loro gli hedge negano tutto. EmVest Asset Management, ad esempio, ha dichiarato di non aver mai siglato alcun accordo sospetto: «Compriamo terreni solo in modo legale e onesto». Leciti o no, gli affari dunque si fanno. E i prezzi del cibo vanno alle stelle.
( Fonte: www.valori.it)




Alla fine ci vorranno portare tutti alla fame... quindi alla dipendenza da loro con una morsa ancora più stretta. Rendiamocene conto.

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1 commento:

  1. Ultima novità, un articolo da leggere: http://eliotroporosa.blogspot.com/2012/01/alimentare-la-fame-nel-mondo-come.html

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